LA MORTE NON PAGA DOPPIO

Come fa uno scrittore seriale a rinascere? Come può darsi nuova linfa? Forse creando un nuovo personaggio, vincendo un premio nazionale, o forse sapendo che non ha più niente da perdere e si sente libero?

E questo è il nuovo romanzo di Bruno Morchio “La morte non paga doppio” edito da Rizzoli, per me. Seconda avventura di Mariolino Migliaccio, dopo “La fine è ignota” sempre edito da Rizzoli che è riuscito a portare a casa il Premio Scerbanenco, torna l’investigatore “freelance e senza autorizzazione” di Genova. E torna più forte di prima.

Bruno Morchio autore dell’amatissimo Bacci Pagano ha mandato in pensione il suo personaggio cult e si è dedicato a creare un nuovo personaggio che oltre ad essere un trentenne figlio di una prostituta uccisa, è ingabbiato in una struttura letteraria ampia e nuova.

Con Mariolino Migliaccio, Bruno Morchio si sta dedicando alla sperimentazione, sia lessicale che strutturale (di quest’ultima non vi posso parlare perché vi svelerei il sorprendente finale). A livello lessicale, Morchio si sta facendo contaminare dai dialetti e dalle diverse lingue che rendono Genova una città di porto e di transito. Una visione del noir molto più carnale e addentro nelle pieghe della società. Un romanzo che racconta della società non può solo parlare delle problematiche, non può solo essere ambientato in giornate buie e piovose, ma devono essere lo specchio di quella moltitudine di personalità che vi si possono incontrare. Il realismo di Morchio scardina tutto.

Finiti i romanzi dove l’investigatore si confronta con gli altri in italiano e le risposte vengono date in italiano. Il pescatore genovese, la donna albanese, la prostituta sudamericana vengono rappresentate nel loro italiano, imperfetto e vittima di intercalari che rappresentano le loro origini. E su questo Bruno Morchio non fa sconti perché vuole che il lettore entri a pié pari in questo neorealismo linguistico, creando romanzi molto interessanti e originali.

Bruno Morchio crea questo personaggio che è nella terra di mezzo tra legalità e clandestinità, lo scirttore ha trovato quel grigio che nasce dal bianco e dal nero e dove si colloca la prostituzione per poter passare dal bianco al nero senza stupire il lettore. E in questo viaggio tra clandestinità e legalità, vivere e sopravvivere, Morchio si toglie i sassolini dalle scarpe di una società che sta andando alla deriva. Una società che vive in questa zona grigia, che nascosta dietro una maschera di legalità varca la soglia della clandestinità, ne fa scempio e ritorna al bianco candido.

Non è il classico noir ma è qualcosa di più specialmente questa seconda avventura di Mariolino Migliaccio. E’ molto di più.

TRAMA
Mariolino Migliaccio non è un poliziotto. Non ha né un ufficio né una licenza. È un investigatore per necessità, un uomo ai margini che conosce bene le ombre di Genova, perché ci è cresciuto dentro. Anche per questo quando Milca, una ragazzina albanese salvata da un giro di prostituzione minorile, gli chiede di indagare sulla morte sospetta di un amico, Mariolino non può tirarsi indietro. La versione ufficiale parla di overdose ma qualcosa non torna: una scena del crimine contaminata e un muro di silenzi dietro cui si intravede un intreccio torbido di speculazioni edilizie, lavoro in nero e minacce sono segnali che Mariolino riconosce seduta stante. Con l’aiuto di un ispettore scorbutico, Migliaccio scava a fondo. E, nel mentre, deve fare i conti con la ferita mai rimarginata della perdita di sua madre.

 

Fonte: La Bottega del Giallo